mercoledì 13 luglio 2011
Inoltrati di notte nel bosco e diventa un personaggio de “La fiaba nel bosco”
Questa esperienza puoi farla nei boschi del demanio forestale della Rovagina a Morbio Superiore .
Con il calare della notte potrai incamminarti lungo il sentiero e durante il tuo camminare delle grandi lanterne si illumineranno al tuo passaggio illustrandoti i personaggi e le avventure della fiaba nel bosco.
In quei momenti potrai sperimentare sensazioni che difficilmente vivresti a meno di essere uno gnomo alto come una scatola di fiammiferi!
La notte farà da sfondo alle avventure del protagonista e quindi in parte anche alle tue.
Lasciati coinvolgere in tutti e con tutti i sensi e affronta, sempre da protagonista, le prove alle quali sarai confrontato. Questa avventura è da vivere con tutta la famiglia.
La fiaba è stata inventata dagli allievi della scuola elementare di Arogno e scritta dalla loro maestra Daniela Jeanmaire..Mentre le illustrazioni che prenderanno forma nel bosco sono state disegnate da Valentina Pellandini.
Per meglio capire l’avventura che vivrai nel bosco ti consiglio di leggere il libro “Il Segreto di Devoggio” edito da Fontana Edizioni. Il libro puoi anche provare a vincerlo partecipando al concorso di disegno per bambini indetto dalla rassegna gastronomica del Mendrisiotto-Basso Ceresio.
Tutti gli alberi, gli animali, i personaggi e gli spiriti della foresta assieme al forestale Andrea Guglielmetti (al quale potrai telefonare per qualsiasi informazione 079 311 17 50) sono pronti a darti il benvenuto e a guidarti lungo il percorso che dura circa 40 minuti: non dimenticare di indossare gli scarponcini…
Per non mancare l’evento ricordati che è obbligatoria l’iscrizione annunciandoti al m.a.x. museo di Chiasso 091 682 56 56 oppure iscrivendoti direttamente sul sito del Comune di Chiasso www.chiasso.ch .
Per le scuole o i gruppi che desiderano raggiungere il sentiero con i mezzi pubblici, AutoPostale Ticino organizza delle corse speciali con partenza dalle principali città del Ticino telefondo al no. 058 448 53 53 oppure inviando un E-mail a vacanze@autopostale.ch con l’indicazione progetto “La Fiaba nel Bosco”.
La manifestazione è organizzata dal Comune di Chiasso e dalla Sezione forestale cantonale.
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martedì 26 aprile 2011
Cari Amici,
ho il piacere di annunciarvi che in occasione della Notte dei musei (14 maggio 2011) sarà aperta al pubblico al Museo cantonale di storia naturale a Lugano la mostra:
“Immagini dal bosco”
realizzata con fotografie di Andrea Guglielmetti (che sarei poi io) in occasione dell’Anno internazionale della foresta.
La mostra che sarà ospitata negli spazi del Museo da 14 maggio al 30 luglio 2011, presenta fotografie suggestive su aspetti insoliti del bosco e sulla percezione di questo ambiente.
Durante la Notte dei musei e la Giornata dei musei (15 maggio 2011) saranno proposte visite guidate della mostra con l’autore.
Vi aspetto a Lugano, Andrew.
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sabato 3 luglio 2010

Chicago
Entro a Downtown Chicago attraversando il ponte in ferro sul North Branch Chicago e lascio l’auto al Kingsbury Park, il primo autosilo che trovo. Ero partito dal motel un’ora prima, seguendo la Grand Av, strada che avevo scelto perché non fa parte del reticolo di vie perpendicolari della periferia, ma lo attraversa in diagonale, e questo mi aveva fatto pensare che si trattasse di un’arteria storica. Sebbene il motel dove alloggio in questi giorni sia già dentro la cintura urbana, dista comunque 25 chilometri dal cuore di Chicago. Avevo così potuto intuire lo sviluppo della città attraverso i quartieri delle diverse comunità, come quella Ucraina, che ha edificato la splendida chiesa cattolica di St. Joseph, composta da 12 torri circolari, non lontano dal ristorante in cui avevo cenato la sera precedente. Verso le 10 dunque inizio l’esplorazione della città. La giornata è splendida, il lago Michigan è a due chilometri in linea d’aria: una buona passeggiata. Vengo subito attratto dal vociare proveniente dell’English Pub dove ragazzi con maglie brasiliane e olandesi stanno guardando la partita: quale occasione migliore per fare colazione e immergermi nell’atmosfera cittadina…
Man mano che avanzo tra i grattaceli storici e moderni, tra ponti e vie d’acqua, lungo strade e metropolitane a cielo aperto, vengo catturato dal fascino unico di questo luogo.
In giorno prima non avevo scattato neppure una foto nella tappa di avvicinamento alla metropoli, oggi invece guardo il display della mia Canon e vedo l’indicatore della memoria scendere vertiginosamente.
Riesco anche a scovare il Visitor Center dove, con una telefonata durata 15 minuti, la responsabile del personale riesce a confermare il mio volo di ritorno. Ci avevano provato già in due, al motel e alla ricezione di un grande albergo in cui avevo chiesto indicazioni, senza successo; per me sarebbe stato impossibile.
La città è pronta per i festeggiamenti del 4 luglio e le manifestazioni a Grant Park non si contano.
Durante la scorsa settimana avevo notato la popolazione delle campagne e dei piccoli centri impegnarsi nei preparativi: prati rasati alla perfezione, bandiere stelle e strisce ovunque, facciate ridipinte, piazzali asfaltati a nuovo.
Chicago è famosa per la parata del 4 luglio, ma io la perderò, perché sarò sulla strada dell’aeroporto.
Dopo sei ore di camminata, 360 foto scattate, viso e braccia ustionati (non ho pensato al sole!) e una serie di aneddoti nella mente, ritrovo l’auto: pago e riprendo la Grand Av in senso opposto.
A metà strada c’è ancora lo spazio per un incontro particolare. Sono fermo ad un semaforo rosso, nel mezzo delle due corsie che dirigono a ovest una donna anziana di colore sulla carrozzella chiede l’elemosina. Di solito non lascio denaro ai mendicanti perché se va bene finisce in alcool. Ma la donna dai capelli bianchi non ha il piede destro e lo sguardo è lucido. Lei mi guarda, e senza che io faccia cenno alcuno (porto gli occhiali da sole), capisce che le avrei dato qualcosa. Mentre si avvicina alla portiera destra dell’auto porgendo un bicchiere di plastica abbasso il finestrino. Nel cruscotto, davanti alla leva del cambio, ho messo tutte le monete che mi hanno dato di resto in questo mese. Quelle da 1/4 di dollaro le usavo per fare il bucato. Prendo tutte le monete che riesco a stringere nel pugno le le lascio cadere nel bicchiere. Prima di allontanarsi mi dice: Dio ti benedica…
Alzo gli occhi, verde, riparto.
Domani farò ancora due passi in città, con più calma però, e mettendo la crema solare…
A presto, Andrew.
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giovedì 1 luglio 2010

Battito d'ali
Prophetstown è un piccolo villaggio sorto a metà ottocento sulla sponda meridionale del Rock River, un affluente del Mississippi, a quaranta miglia a est di Davenport. Come la maggior parte di questi nodi posti sulle vie di comunicazione, ha vissuto un passato florido. Il dipinto realizzato da allievi della scuola superiore d’arte sulla parete di un edificio, racconta la celebrazione del 4 luglio 1897, con la banda che suona nella via principale di un paese animato da gente, carrozze e commercianti. Vi ero arrivato dopo un lento spostamento un direzione nord attraverso i campi dell’Illinois centro-settentrionale. Incappato nell’unico motel, il Riverside Motel appunto, mi ero fermato per la notte. Pareva una serata tranquilla: due passi per curiosare e scattare una foto, cena in un ristorante grazioso della via principale, collegamento internet wi-fi rubato ad un certo Robert per aggiornare il mio sito… Al rientro però la voce adirata di una donna proveniente dalla stanza accanto mi aveva messo in agitazione. Pareva discute al telefono per qualche minuto, poi si calmava, poi riprendeva. Prima del tramonto mi faccio notare uscendo sul balcone che collega l’entrata di tutte le camere al primo piano, lasciando la porta aperta. La donna mi imita: esce, la saluto e lei risponde gentilmente, rientra lasciando la porta aperta. Dopo qualche istante riprende a parlare, seduta davanti allo specchio parla a se stessa. Ha evidentemente una doppia personalità.
Capisco che sarà una lunga notte.
Decido comunque di non fare nulla: la sento urlare alle 02.30, alle 04.00 e alle 06.30.
La stanza di un motel non è certo il posto dove dovrebbe stare una donna che ha bisogno di aiuto.
Vi sono persone che vengono abbandonate a se stesse o altre che non hanno la forza o il coraggio di affrontare uno stato depressivo. Così si nascondono al mondo convinte di trovare in qualcosa o in qualcuno un salvagente a cui aggrapparsi. È un vero peccato perché sia la medicina che la società moderna sono pronte a prendere per mano queste persone e accompagnarle fino a quando non hanno ritrovato la strada.
Parto da Prophetstonw con una sensazione di disagio che mi accompagnerà per diversi chilometri.
Il dolce paesaggio collinare al confine del Wisconsin riesce però a farmi cambiare umore e nel pomeriggio approdo a Mount Horeb, un simpatico villaggio dal chiaro stampo norvegese, dove Trolls alti più di un metro e scolpiti nel legno, ti salutano dal giardino di ogni abitazione: la Trollway!
Non funzionando la wi-fi sarò costretto a pubblicare questo articolo più avanti, dopo essermi spostato ancora più a nord, per prendere lo slancio che mi porterà a Chicago, ultima tappa di questo entusiasmante viaggio.
Il giorno successivo infatti, continuo il tranquillo girovagare e, grazie all’ormai consueto cambio di direzione, posso esplorare una regione ricca di laghi e paludi, ma anche di paesi dalla vocazione turistica e da caratteristiche inconsuete come Baraboo.
Baraboo non è un nome inventato, e neppure la parola usata dal Leeloo (Milla Jovovich) quando precipita nel taxi di Korben Dallas (Bruce Willis) nel film Il quinto elemento: “badaboom”.
È il capoluogo della contea di Souk vicino alla quale, sbagliando strada, ho potuto imbattermi in uno strano pennuto dalla testa rossa e alto quasi un metro mai visto prima d’ora. Nel ho messo la foto nel sito, se qualcuno ne conosce il nome…
Ma ora sto divagando troppo.
Notte, Andrew.
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lunedì 28 giugno 2010
L’ultima settimana di questo viaggio attraverso gli Stati Uniti è ormai iniziata. Dalla contea di Madison nell’Iowa mi sono diretto verso le sponde del Mississippi. L’idea era quella di addentrarmi il più possibile nelle riserve naturali per cercare una delle immagini che ho nella testa ma che non sono ancora riuscito a trovare. Per scaramanzia non dirò di cosa si tratta, non si sa mai… Come vedete dalla foto però, per riuscire nel mio intento più che di un’auto avrei dovuto disporre di un mezzo anfibio. Le precipitazioni degli ultimi giorni hanno reso impraticabili le strade che si avvicinano ai grandi fiumi, inondando migliaia di ettari di coltivazioni. Ma anche alcune delle strade principali sono state chiuse al traffico, tanto da costringermi ad un paio di deviazioni. Sto vagabondando perciò un po’ a casaccio dirigendomi lentamente verso Chicago, tenendo sempre gli occhi aperti per percepire quanto queste terre dal sapore equatoriale sanno trasmettere. Equatoriale certo, perché vista la conformazione del terreno, i relitti di boschi rimasti laddove non è possibile coltivare e l’altissimo tasso d’umidità, non è difficile immaginare le foreste che dovevano ricoprire queste pianure prima dell’arrivo dell’uomo bianco… Ho trovato anche i resti della Route 66, quella vera. La stretta strada di campagna che, aggirando le colline, attraversando i ruscelli su esili ponti, collegando le piccole comunità, da Chicago giungeva a St. Louis. Una Route 66 fatta di mattoni rossi, dove ancora ci sono, o di un asfalto aggredito dall’erba. La Route 66 non esiste più, sostituita dalle superstrade, abbandonata a se stessa come i piccoli paesi del West a cui portava la vita e che ora non visita più nessuno. Mi sono fermato a Beardstown oggi e ho cercato una lavanderia per fare il bucato. Perdendomi nella periferia della cittadina ci ho sbattuto contro il naso. Avete in mente la pubblicità dei Levis in cui il bel ragazzo attirava l’attenzione del pubblico femminile? Dimenticatela… Ambiente caldo, ventilatori inutili, niente da leggere. Però è stato interessante constatare che nessuno parlava inglese: un ragazzo di colore parlava francese al cellulare, una coppia di anziani parlava spagnolo come pure una madre con la bimba dalle origini indefinibili, una famiglia di colore parlava una lingua africana che non conosco e poi c’ero io che stavo zitto…
Dimenticavo, quella nella foto è la mia compagna di viaggio: una Kia Soul verde a cui ho dato il nome di Ranocchia. Certo non si tratta della Chevrolet Camaro verde metallizzato edizione limitata, che il ragazzo della concessionaria di Fort Madison mi ha presentato. Certo, perché vedendomi curiosare attraverso i vetri oscurati ed immaginando i miei pensieri, si è avvicinato e, senza dire una parola, col telecomando l’ha aperta e accesa… Poi mi ha fatto cenno di salire! (non commento).
Per tornare sulla terra, anche la mia Ranocchia va bene e, una volta arrivato a Chicago, proverò a baciarla: chissà che non si trasformi in una principessa…
Sogni d’oro, Andrew.
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