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		<title>La Fiaba nel Bosco</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 13:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Inoltrati di notte nel bosco e diventa un personaggio de “La fiaba nel bosco”
Questa esperienza puoi farla nei boschi del demanio forestale della Rovagina a Morbio Superiore .
Con il calare della notte potrai incamminarti lungo il sentiero e durante il tuo camminare delle grandi lanterne si illumineranno al tuo passaggio illustrandoti i personaggi e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2011/07/blog-12.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-153" title="blog-1" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2011/07/blog-12-166x300.jpg" alt="blog-1" width="166" height="300" /></a>Inoltrati di notte nel bosco e diventa un personaggio de “La fiaba nel bosco”</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Questa esperienza puoi farla nei boschi del demanio forestale della Rovagina a Morbio Superiore .</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Con il calare della notte potrai incamminarti lungo il sentiero e durante il tuo camminare delle grandi lanterne si illumineranno al tuo passaggio illustrandoti i personaggi e le avventure della fiaba nel bosco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In quei momenti potrai sperimentare sensazioni che difficilmente vivresti a meno di essere uno gnomo alto come una scatola di fiammiferi!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La notte farà da sfondo alle avventure del protagonista e quindi in parte anche alle tue.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Lasciati coinvolgere in tutti e con tutti i sensi  e affronta, sempre da protagonista, le prove alle quali sarai confrontato. Questa avventura è da vivere con tutta la famiglia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La fiaba è stata inventata dagli allievi della scuola elementare di Arogno e scritta dalla loro maestra Daniela Jeanmaire..Mentre le illustrazioni che prenderanno forma nel bosco sono state disegnate da Valentina Pellandini.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per meglio capire l’avventura che vivrai nel bosco ti consiglio di leggere il libro “Il Segreto di Devoggio” edito da Fontana Edizioni. Il libro puoi anche provare a vincerlo partecipando al concorso di disegno per bambini indetto dalla rassegna gastronomica del Mendrisiotto-Basso Ceresio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tutti gli alberi, gli animali, i personaggi e gli spiriti della foresta assieme al forestale Andrea Guglielmetti (al quale potrai telefonare per qualsiasi informazione 079 311 17 50) sono pronti a darti il benvenuto e a guidarti lungo il percorso che dura circa 40 minuti: non dimenticare di indossare gli scarponcini&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per non mancare l’evento ricordati che è obbligatoria l’iscrizione annunciandoti al m.a.x. museo di Chiasso 091 682 56 56 oppure iscrivendoti direttamente sul sito del Comune di Chiasso <span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.chiasso.ch">www.chiasso.ch</a></span></span></span> .</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;">Per le scuole o i gruppi che desiderano raggiungere il sentiero con i mezzi pubblici, AutoPostale Ticino organizza delle corse speciali con partenza dalle principali città del Ticino telefondo al no. 058 448 53 53 oppure inviando un E-mail a <span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:vacanze@autopostale.ch">vacanze@autopostale.ch</a></span></span></span> con l’indicazione progetto “La Fiaba nel Bosco”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;">La manifestazione è organizzata dal Comune di Chiasso e dalla Sezione forestale cantonale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
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		<title>Immagini dal bosco</title>
		<link>http://www.andrewphotos.ch/blog/2011/04/26/immagini-dal-bosco/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 21:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari Amici,
ho il piacere di annunciarvi che in occasione della Notte dei musei (14 maggio 2011) sarà aperta al pubblico al Museo cantonale di storia naturale a Lugano la mostra:
&#8220;Immagini dal bosco&#8221;
realizzata con fotografie di Andrea Guglielmetti (che sarei poi io) in occasione dell&#8217;Anno internazionale della foresta.
La mostra che sarà ospitata negli spazi del Museo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2011/04/IL-BOSCO1_A4-manifesto23.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-146" title="F4 manifesto" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2011/04/IL-BOSCO1_A4-manifesto23-212x300.jpg" alt="F4 manifesto" width="212" height="300" /></a>Cari Amici,</p>
<p>ho il piacere di annunciarvi che in occasione della Notte dei musei (14 maggio 2011) sarà aperta al pubblico al Museo cantonale di storia naturale a Lugano la mostra:</p>
<p>&#8220;Immagini dal bosco&#8221;</p>
<p>realizzata con fotografie di Andrea Guglielmetti (che sarei poi io) in occasione dell&#8217;Anno internazionale della foresta.</p>
<p>La mostra che sarà ospitata negli spazi del Museo da 14 maggio al 30 luglio 2011, presenta fotografie suggestive su aspetti insoliti del bosco e sulla percezione di questo ambiente.<br />
Durante la Notte dei musei e la Giornata dei musei (15 maggio 2011) saranno proposte visite guidate della mostra con l&#8217;autore.</p>
<p>Vi aspetto a Lugano, Andrew.</p>
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		<title>Chicago</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 04:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Entro a Downtown Chicago attraversando il ponte in ferro sul North Branch Chicago e lascio l&#8217;auto al Kingsbury Park, il primo autosilo che trovo. Ero partito dal motel un&#8217;ora prima, seguendo la Grand Av, strada che avevo scelto perché non fa parte del reticolo di vie perpendicolari della periferia, ma lo attraversa in diagonale, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_126" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/07/IMG_1857.jpg"><img class="size-medium wp-image-126" title="IMG_1857" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/07/IMG_1857-200x300.jpg" alt="IMG_1857" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Chicago</p></div>
<p>Entro a Downtown Chicago attraversando il ponte in ferro sul North Branch Chicago e lascio l&#8217;auto al Kingsbury Park, il primo autosilo che trovo. Ero partito dal motel un&#8217;ora prima, seguendo la Grand Av, strada che avevo scelto perché non fa parte del reticolo di vie perpendicolari della periferia, ma lo attraversa in diagonale, e questo mi aveva fatto pensare che si trattasse di un&#8217;arteria storica. Sebbene il motel dove alloggio in questi giorni sia già dentro la cintura urbana, dista comunque 25 chilometri dal cuore di Chicago. Avevo così potuto intuire lo sviluppo della città attraverso i quartieri delle diverse comunità, come quella Ucraina, che ha edificato la splendida chiesa cattolica di St. Joseph, composta da 12 torri circolari, non lontano dal ristorante in cui avevo cenato la sera precedente. Verso le 10 dunque inizio l&#8217;esplorazione della città. La giornata è splendida, il lago Michigan è a due chilometri in linea d&#8217;aria: una buona passeggiata. Vengo subito attratto dal vociare proveniente dell&#8217;English Pub dove ragazzi con maglie brasiliane e olandesi stanno guardando la partita: quale occasione migliore  per fare colazione e immergermi nell&#8217;atmosfera cittadina&#8230;<br />
Man mano che avanzo tra i grattaceli storici e moderni, tra ponti e vie d&#8217;acqua, lungo strade e metropolitane a cielo aperto, vengo catturato dal fascino unico di questo luogo.<br />
In giorno prima non avevo scattato neppure una foto nella tappa di avvicinamento alla metropoli, oggi invece guardo il display della mia Canon e vedo l&#8217;indicatore della memoria scendere vertiginosamente.<br />
Riesco anche a scovare il Visitor Center dove, con una telefonata durata 15 minuti, la responsabile del personale riesce a confermare il mio volo di ritorno. Ci avevano provato già in due, al motel e alla ricezione di un grande albergo in cui avevo chiesto indicazioni, senza successo; per me sarebbe stato impossibile.<br />
La città è pronta per i festeggiamenti del 4 luglio e le manifestazioni a Grant Park non si contano.<br />
Durante la scorsa settimana avevo notato la popolazione delle campagne e dei piccoli centri impegnarsi nei preparativi: prati rasati alla perfezione, bandiere stelle e strisce ovunque, facciate ridipinte, piazzali asfaltati a nuovo.<br />
Chicago è famosa per la parata del 4 luglio, ma io la perderò, perché sarò sulla strada dell&#8217;aeroporto.<br />
Dopo sei ore di camminata, 360 foto scattate, viso e braccia ustionati (non ho pensato al sole!) e una serie di aneddoti nella mente, ritrovo l&#8217;auto: pago e riprendo la Grand Av in senso opposto.<br />
A metà strada c&#8217;è ancora lo spazio per un incontro particolare. Sono fermo ad un semaforo rosso, nel mezzo delle due corsie che dirigono a ovest una donna anziana di colore sulla carrozzella chiede l&#8217;elemosina. Di solito non lascio denaro ai mendicanti perché se va bene finisce in alcool. Ma la donna dai capelli bianchi non ha il piede destro e lo sguardo è lucido. Lei mi guarda, e senza che io faccia cenno alcuno (porto gli occhiali da sole), capisce che le avrei dato qualcosa. Mentre si avvicina alla portiera destra dell&#8217;auto porgendo un bicchiere di plastica abbasso il finestrino. Nel cruscotto, davanti alla leva del cambio, ho messo tutte le monete che mi hanno dato di resto in questo mese. Quelle da 1/4 di dollaro le usavo per fare il bucato. Prendo tutte le monete che riesco a stringere nel pugno le le lascio cadere nel bicchiere. Prima di allontanarsi mi dice: Dio ti benedica&#8230;<br />
Alzo gli occhi, verde, riparto.<br />
Domani farò ancora due passi in città, con più calma però, e mettendo la crema solare&#8230;</p>
<p>A presto, Andrew.</p>
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		<title>Baraboo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 01:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prophetstown è un piccolo villaggio sorto a metà ottocento sulla sponda meridionale del Rock River, un affluente del Mississippi, a quaranta miglia a est di Davenport. Come la maggior parte di questi nodi posti sulle vie di comunicazione, ha vissuto un passato florido. Il dipinto realizzato da allievi della scuola superiore d&#8217;arte sulla parete di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_123" class="wp-caption alignleft" style="width: 584px"><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/07/IMG_1470.jpg"><img class="size-full wp-image-123 " title="IMG_1470" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/07/IMG_1470.jpg" alt="IMG_1470" width="574" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Battito d&#39;ali</p></div>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Prophetstown è un piccolo villaggio sorto a metà ottocento sulla sponda meridionale del Rock River, un affluente del Mississippi, a quaranta miglia a est di Davenport. Come la maggior parte di questi nodi posti sulle vie di comunicazione, ha vissuto un passato florido. Il dipinto realizzato da allievi della scuola superiore d&#8217;arte sulla parete di un edificio, racconta la celebrazione del 4 luglio 1897, con la banda che suona nella via principale di un paese animato da gente, carrozze e commercianti. Vi ero arrivato dopo un lento spostamento un direzione nord attraverso i campi dell&#8217;Illinois centro-settentrionale. Incappato nell&#8217;unico motel, il Riverside Motel appunto, mi ero fermato per la notte. Pareva una serata tranquilla: due passi per curiosare e scattare una foto, cena in un ristorante grazioso della via principale, collegamento internet wi-fi rubato ad un certo Robert per aggiornare il mio sito&#8230; Al rientro però la voce adirata di una donna proveniente dalla stanza accanto mi aveva messo in agitazione. Pareva discute al telefono per qualche minuto, poi si calmava, poi riprendeva. Prima del tramonto mi faccio notare uscendo sul balcone che collega l&#8217;entrata di tutte le camere al primo piano, lasciando la porta aperta. La donna mi imita: esce, la saluto e lei risponde gentilmente, rientra lasciando la porta aperta. Dopo qualche istante riprende a parlare, seduta davanti allo specchio parla a se stessa. Ha evidentemente una doppia personalità.<br />
Capisco che sarà una lunga notte.<br />
Decido comunque di non fare nulla: la sento urlare alle 02.30, alle 04.00 e alle 06.30.<br />
La stanza di un motel non è certo il posto dove dovrebbe stare una donna che ha bisogno di aiuto.<br />
Vi sono persone che vengono abbandonate a se stesse o altre che non hanno la forza o il coraggio di affrontare uno stato depressivo. Così si nascondono al mondo convinte di trovare in qualcosa o in qualcuno un salvagente a cui aggrapparsi. È un vero peccato perché sia la medicina che la società moderna sono pronte a prendere per mano queste persone e accompagnarle fino a quando non hanno ritrovato la strada.<br />
Parto da Prophetstonw con una sensazione di disagio che mi accompagnerà per diversi chilometri.<br />
Il dolce paesaggio collinare al confine del Wisconsin riesce però a farmi cambiare umore e nel pomeriggio approdo a Mount Horeb, un simpatico villaggio dal chiaro stampo norvegese, dove  Trolls alti più di un metro e scolpiti nel legno, ti salutano dal giardino di ogni abitazione: la Trollway!<br />
Non funzionando la wi-fi sarò costretto a pubblicare questo articolo più avanti, dopo essermi spostato ancora più a nord, per prendere lo slancio che mi porterà a Chicago, ultima tappa di questo entusiasmante viaggio.<br />
Il giorno successivo infatti, continuo il tranquillo girovagare e, grazie all&#8217;ormai consueto cambio di direzione, posso esplorare una regione ricca di laghi e paludi, ma anche di paesi dalla vocazione turistica e da caratteristiche inconsuete come Baraboo.<br />
Baraboo non è un nome inventato, e neppure la parola usata dal Leeloo (Milla Jovovich) quando precipita nel taxi di Korben Dallas (Bruce Willis) nel film Il quinto elemento: “badaboom”.<br />
È il capoluogo della contea di Souk vicino alla quale, sbagliando strada, ho potuto imbattermi in uno strano pennuto dalla testa rossa e alto quasi un metro mai visto prima d&#8217;ora. Nel ho messo la foto nel sito, se qualcuno ne conosce il nome&#8230;</p>
<p>Ma ora sto divagando troppo.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Notte, Andrew.</p>
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		<title>Piano piano</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 02:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ultima settimana di questo viaggio attraverso gli Stati Uniti è ormai iniziata. Dalla contea di Madison nell&#8217;Iowa mi sono diretto verso le sponde del Mississippi. L&#8217;idea era quella di addentrarmi il più possibile nelle riserve naturali per cercare una delle immagini che ho nella testa ma che non sono ancora riuscito a trovare. Per scaramanzia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_1314.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-120" title="IMG_1314" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_1314-300x200.jpg" alt="IMG_1314" width="300" height="200" /></a>L&#8217;ultima settimana di questo viaggio attraverso gli Stati Uniti è ormai iniziata. Dalla contea di Madison nell&#8217;Iowa mi sono diretto verso le sponde del Mississippi. L&#8217;idea era quella di addentrarmi il più possibile nelle riserve naturali per cercare una delle immagini che ho nella testa ma che non sono ancora riuscito a trovare. Per scaramanzia non dirò di cosa si tratta, non si sa mai&#8230; Come vedete dalla foto però, per riuscire nel mio intento più che di un&#8217;auto avrei dovuto disporre di un mezzo anfibio. Le precipitazioni degli ultimi giorni hanno reso impraticabili le strade che si avvicinano ai grandi fiumi, inondando migliaia di ettari di coltivazioni. Ma anche alcune delle strade principali sono state chiuse al traffico, tanto da costringermi ad un paio di deviazioni. Sto vagabondando perciò un po&#8217; a casaccio dirigendomi lentamente verso Chicago, tenendo sempre gli occhi aperti per percepire quanto queste terre dal sapore equatoriale sanno trasmettere. Equatoriale certo, perché vista la conformazione del terreno,  i relitti di boschi rimasti laddove non è possibile coltivare e  l&#8217;altissimo tasso d&#8217;umidità, non è difficile immaginare le foreste che dovevano ricoprire queste pianure prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;uomo bianco&#8230; Ho trovato anche i resti della Route 66, quella vera. La stretta strada di campagna che, aggirando le colline, attraversando i ruscelli su esili ponti, collegando le piccole comunità, da Chicago giungeva a St. Louis. Una Route 66 fatta di mattoni rossi, dove ancora ci sono, o di un asfalto aggredito dall&#8217;erba. La Route 66 non esiste più, sostituita dalle superstrade, abbandonata a se stessa come i piccoli paesi del West  a cui portava la vita e che ora non visita più nessuno. Mi sono fermato a Beardstown oggi e ho cercato una lavanderia per fare il bucato. Perdendomi nella periferia della cittadina ci ho sbattuto contro il naso. Avete in mente la pubblicità dei Levis in cui il bel ragazzo attirava l&#8217;attenzione del pubblico femminile? Dimenticatela&#8230; Ambiente caldo, ventilatori inutili, niente da leggere. Però è stato interessante constatare che nessuno parlava inglese: un ragazzo di colore parlava francese al cellulare, una coppia di anziani parlava spagnolo come pure una madre con la bimba dalle origini indefinibili, una famiglia di colore parlava una lingua africana che non conosco e poi c&#8217;ero io che stavo zitto&#8230;<br />
Dimenticavo, quella nella foto è la mia compagna di viaggio: una Kia Soul verde a cui ho dato il nome di Ranocchia. Certo non si tratta della Chevrolet Camaro verde metallizzato edizione limitata, che il ragazzo della concessionaria di Fort Madison mi ha presentato. Certo, perché vedendomi curiosare attraverso i vetri oscurati ed immaginando i miei pensieri, si è avvicinato e, senza dire una parola, col telecomando l&#8217;ha aperta e accesa&#8230; Poi mi ha fatto cenno di salire! (non commento).<br />
Per tornare sulla terra, anche la mia Ranocchia va bene e, una volta arrivato a Chicago, proverò a baciarla: chissà che non si trasformi in una principessa&#8230;</p>
<p>Sogni d&#8217;oro, Andrew.</p>
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		<title>The Bridges of Madison County</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 02:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mercoledì 23 giugno.
Tengo stretta tra le mani una tazza di caffè con la scritta pubblicitaria del Northside Café. Da queste parti molti locali sono fieri di offrire ai clienti la propria tazza personalizzata. Queste in particolare sono leggermente più strette al centro, ricordando forse metaforicamente i fianchi di una donna. Sto aspettando l&#8217;omelette con salsiccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_117" class="wp-caption aligncenter" style="width: 563px"><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0900_1.jpg"><img class="size-full wp-image-117" title="IMG_0900_1" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0900_1.jpg" alt="IMG_0900_1" width="553" height="131" /></a><p class="wp-caption-text">Hogback Bridge</p></div>
<p style="text-align: left;">
<p>Mercoledì 23 giugno.</p>
<p>Tengo stretta tra le mani una tazza di caffè con la scritta pubblicitaria del Northside Café. Da queste parti molti locali sono fieri di offrire ai clienti la propria tazza personalizzata. Queste in particolare sono leggermente più strette al centro, ricordando forse metaforicamente i fianchi di una donna. Sto aspettando l&#8217;omelette con salsiccia ordinata da qualche minuto, ho molta fame ma, come si dice in campagna, relax&#8230;</p>
<p>Ero uscito senza fretta dal motel, verso le otto, perché ancora piovigginava. Una notte di tempesta che ha provocato altri allagamenti in tutti gli States centrali. La motivazione non era al massimo ma contavo almeno di fare un sopralluogo completo dei ponti coperti della contea di Madison. Mi ero spostato fino al confine nord-est, sebbene sapessi che fosse stata chiusa al pubblico nel 2003 a causa di un incendio, per vedere la casa di Francesca. Solo uno scatto da molto lontano, spremendo al massimo il teleobiettivo: cancello chiuso, cartelli di divieto d&#8217;accesso, video sorveglianza, anche le indicazioni stradali sono state tolte. L&#8217;avevo trovata solo grazie al fiuto&#8230;<br />
In seguito ero tornato in paese per cercare un ristorante. Quasi non l&#8217;avevo visto il Northside Café. Solo una piccola insegna al neon appesa a metà vetrina; avevo indugiato sbirciando dietro ai vetri sporchi per capire se vi fosse il lungo bancone con apparecchiati i set di sale-pepe-tovaglioli. Aperta la vecchia porta zanzariera, spinto quella interna, mi ero seduto a metà bancone.</p>
<p>L&#8217;omelette tarda ad arrivare, deluso per non aver potuto raggiungere la veranda di Francesca, giro la tazza e leggo l&#8217;altro lato.<br />
Alzo gli occhi di scatto e mi guardo attorno, non ci posso credere, sono seduto nel caffè dove è stato girato il film.<br />
Ecco perché tutto è così vecchio: la credenza in legno, la ghiacciaia di metallo, l&#8217;orologio con i piccoli cartelli pubblicitari che girano meccanicamente, i sedili di pelle nera. L&#8217;hanno lasciato così com&#8217;era negli anni sessanta.<br />
Mi alzo e vado in fondo al locale. Appese alla parete le foto Clint Eastwood mentre gira le scene del film nel 1994.<br />
E come nel film, ho appena lasciato la casa di Francesca e sono qui a  fare colazione&#8230;</p>
<p>Giovedì 24 giugno.</p>
<p>Ieri sera ho concentrato gli sforzi sul Hogback Bridge. Ho cercato il ponte che offrisse la luce migliore prima del tramonto.<br />
Stamane invece sono tornato al Holliwell Bridge che offre un fianco al sole del mattino. La contea di Madison è composta da sei piccole comunità. La settima, Winterset, sta al centro e da lei si diramano un pugno di strade asfaltate. Nascoste al viaggiatore però c&#8217;è un labirinto di stradine bianche che raggiungono ogni singola fattoria disseminata tra le colline. I ponti si trovano proprio tra queste colline; aveva ragione Francesca a voler accompagnare il fotografo&#8230;<br />
Prima di tornare al Roseman, dove si sono svolte le scene principali del film, faccio tappa al Northside Cafè per la colazione. Ho dimenticato di dirvi che la cittadina di Winterset ha dato i natali a John Wayne e naturalmente il locale espone molte delle sue foto. In effetti per la città il vero eroe è lui. Durante le visite ai ponti ho conosciuto alcuni turisti, non molti, ma quasi tutti pensionati e diversi tra loro sono stati in Svizzera, e quasi tutti a Lucerna. Nessuno che conosca il Ticino&#8230;(non faccio commenti).</p>
<p>Voglio scusarmi col fotografo che pubblicò sul National Geographic le foto dei Ponti di Madison County e con coloro che hanno nella mente un ricordo, un film diverso: naturalmente la mia è una personale interpretazione realizzata in un paio di giorni, ostacolato dalla vegetazione cresciuta negli anni e dalle barriere, cartelli, fari e quant&#8217;altro l&#8217;essere umano possa inventare per deturpare la vista di un&#8217;opera d&#8217;arte. Per raccontare meglio questo fazzoletto di terra al centro degli Stati Uniti, con la sua storia e i suoi costumi, ho aggiunto alcuni scatti di altri elementi trovati qua e là, in ordine sparso.<br />
Visto la quantità di immagini raccolte, ho deciso di dedicare un intero progetto ai Ponti di Madison County.</p>
<p>È stata un&#8217;occasione per riposare e riflettere qualche istante.<br />
Del resto i ponti coperti realizzati in legno li troviamo da secoli lungo le alpi e forse li hanno inventati proprio gli svizzeri&#8230;</p>
<p>E domani si riparte.</p>
<p>Andrew.</p>
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		<title>La porta del West</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 02:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La porta del West: questa è la frase che sta scritta all&#8217;entrata della località di Kadoka a est delle Badlands, South Dakota.
Mi chiedevo perché avessero scelto di collocare quell&#8217;insegna proprio lassù. Certo si trova ai piedi delle Montagne Rocciose che dividono il continente nordamericano in due, ma è solo quella la ragione?
Da tre giorni ormai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_114" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_07131.jpg"><img class="size-full wp-image-114 " title="IMG_0713" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_07131.jpg" alt="IMG_0713" width="590" height="142" /></a><p class="wp-caption-text">DeSoto National Wildlife Refuge, Iowa</p></div>
<p style="text-align: left;">La porta del West: questa è la frase che sta scritta all&#8217;entrata della località di Kadoka a est delle Badlands, South Dakota.<br />
Mi chiedevo perché avessero scelto di collocare quell&#8217;insegna proprio lassù. Certo si trova ai piedi delle Montagne Rocciose che dividono il continente nordamericano in due, ma è solo quella la ragione?<br />
Da tre giorni ormai viaggio in direzione est ed il paesaggio è drasticamente cambiato. Ma non sono le montagne, i deserti o i canyon a fare la differenza; è proprio la cultura. E con essa cambia la gestione del territorio, le città. Mentre il west è più romantico, con le mandrie di bovini e cavalli disseminate su pascoli che si perdono all&#8217;orizzonte e  si percepisce la dura vita dei cowboy, all&#8217;est lo stile è più europeo. I pascoli sono sostituiti da campi di frumento lavorati con mezzi meccanici e le mandrie sono raccolte attorno a grandi mangiatoie, costrette a sostare nel fango tutto il giorno.<br />
Ma la natura ogni tanto ci manda un avvertimento: non so se è giunta notizia anche in Europa, ma  il maltempo ha messo a dura prova proprio le regioni che sto attraversando. Il telegiornale trasmette incessantemente l&#8217;allarme tempesta e la lista delle strade interrotte: io stesso ho dovuto cambiare due volte percorso per giungere fin qui. Molti agricoltori si lamentano per aver perso completamente il raccolto mentre io ricordo il documentario visto la scorsa settimana in cui un anziano cowboy del Wyoming tratteneva a stento le lacrime al pensiero che quella notte avrebbe perso molti vitelli a causa di una tempesta di neve. &#8220;Ma è la vita&#8221;, diceva al figlio, &#8220;muoiono gli uomini e muoiono anche gli animali&#8221;&#8230;<br />
Mi rendo conto che il viaggio è giunto ad una svolta o meglio, inizio un nuovo viaggio, dallo spirito diverso.<br />
Così ho deciso di fermarmi in questa località un tempo percorsa dalle carovane che dirigevano alla conquista del west.<br />
Per un paio di giorni niente più foto nel mio sito, niente più blog.<br />
Cercherò fare un salto indietro nel tempo, nella torrida estate del 1965, per rivivere una storia dal sapore romantico che tutti conoscete. Vedremo cosa sortirà dalla macchina fotografica.<br />
Dove sono? Ho lasciato un indizio nel mio sito, l&#8217;ultima foto pubblicata&#8230;
</p>
<p style="text-align: left;">Arrivederci&#8230;. Andrew.</p>
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		<title>&#8220;Bellissimo paese&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 00:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 18 giugno è stato un giorno dalle emozioni contrastanti. Allontanandomi dalla Devils Tower ho percorso una strada in mezzo a verdi pascoli che mi ha condotto fino a Spearfish. Qui ho fatto colazione con due omelette ai frutti di bosco che non sono riuscito a finire&#8230; Cercare il posto giusto per fare colazione è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_110" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0390.jpg"><img class="size-medium wp-image-110" title="IMG_0390" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0390-300x200.jpg" alt="Per un soffio" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Per un soffio</p></div>
<p>Venerdì 18 giugno è stato un giorno dalle emozioni contrastanti. Allontanandomi dalla Devils Tower ho percorso una strada in mezzo a verdi pascoli che mi ha condotto fino a Spearfish. Qui ho fatto colazione con due omelette ai frutti di bosco che non sono riuscito a finire&#8230; Cercare il posto giusto per fare colazione è sempre divertente e ormai comincio a farci l&#8217;occhio. Il posto più carino che ho trovato è stato il Grandmother&#8217;s Kitchen a Woodland Park in Colorado. Un ristorantino di legno azzurro, nascosto tra anonimi fast food, con una piccola veranda delimitata da una staccionata in legno bianca. Le poltroncine in pelle blu sono poste lungo tre lati del locale, mentre al centro i tavoli hanno sedie foderate di pelle blu. Naturalmente la metà superiore delle pareti è pitturata come l&#8217;esterno, d&#8217;azzurro, mentre la parte bassa è perlinata in legno scuro. Ovunque, appesi, oggetti che ricordano lavori di artigianato. La giovane cameriera porta un grembiule a fiorellini, e tutto si svolge nella massima calma. Se i tavoli sono tutti occupati, all&#8217;entrata, dove invece dell&#8217;anonimo cartello che invita ad aspettare c&#8217;è la sagoma in legno di una bimba con vestitino country, ci si può accomodare su due poltroncine poste ai lati della porta&#8230;<br />
Dirigendomi a sud ho imboccato la Spearfish Scenic Byway che costeggia un fresco torrente. Le Black Hills sono dei monti ricoperti da foreste di abete e pino, non esattamente il paesaggio che mi ricordavo dai film. Vecchie città sorte al tempo della corsa all&#8217;oro, riconvertite in attrazione turistica, sono disseminate in tutta la regione.<br />
La mia destinazione era però il Mount Rushmore National Memorial, che ho raggiunto ad inizio pomeriggio. Malgrado la folla di turisti è stata una tappa molto interessante: grande autosilo, scalinata tipo Rocky Balboa, colonnato con le bandiere degli stati, atmosfera solenne e lassù in cima al monte granitico i faccioni dei quattro presidenti. Tutt&#8217;altra storia la visita al Crazy Horse Memorial. Avevo sentito parlare in tv di questo personaggio che si era messo in mente di scolpire una collina dandole la forma del capo Sioux Cavallo Pazzo. Da allora sono passati almeno 20 anni ma di progressi negli scavi&#8230;pochi. Così ho pensato che ormai la tassa di 10 dollari che si paga per accedere all&#8217;area non serva più a finanziare l&#8217;opera, ma finisca altrove&#8230;<br />
Trascorsa la notte a Hot Springs, di cui si potrebbe parlare a lungo, stamane ho voltato la prua ad oriente direzione Badlands. A Red Shirt due edifici scolastici a forma di panettone rosa mi segnalalo che sto entrando in una riserva indiana: mi fermo sul ciglio della strada da dove si gode del primo panorama sule Badlands. Naturalmente nel posto strategico non poteva mancare la bancarrella indiana. Questa volta però l&#8217;incontro con l&#8217;anziana nativa è diverso: dopo avermi salutato si avvicina con un blocco di carta e mi spiega che sta facendo una sorta di libro degli ospiti. Lascio una breve frase la cui parte in italiano dice: &#8220;bellissimo paese&#8221;. La donna legge, poi mi guarda e cerca conferma della pronuncia. Ripetiamo assieme alcune volte la frase &#8220;bellissimo paese&#8221;. Mentre mi allontano per scattare un paio di foto, la sento avvicinarsi al marito che attende in auto e dire: &#8220;bellissimo paese, bellissimo paese, ora conosco un&#8217;altra lingua&#8221;&#8230; Sorrido e riparto.<br />
La strada numero 2 che costeggia il Badlands N.P. non è asfaltata; 30 chilometri di ghiaia che fanno rollare l&#8217;auto costringendomi ad un&#8217;andatura di crociera. Considerando la brezza che giunge alle mie spalle, l&#8217;equipaggio di Alinghi avrebbe cazzato la randa&#8230; Giunto all&#8217;altezza del White River mi fermo incuriosito da uno stormo di rondini che hanno nidificato sotto il ponte. Un&#8217;altra auto si ferma. Mi raggiunge un giovane del luogo il cui nome è Chris Cuni. Mi spiega le bellezze della regione e mi dice che se volessi fare escursioni, andare a cavallo o canoa, posso rivolgermi a lui, perché possiede una piccola attività poco distante, la Badland Bay Adventures. Suo nonno veniva dalla Svizzera ma non sa il luogo esatto&#8230;<br />
Prima  di ripartire vengo attratto da uno splendido fiore viola e un gigantesco &#8220;soffione&#8221;. Cambio obiettivo, scavalco una staccionata, mi siedo sui talloni a pochi centimetri dal fiore ma, prima di scattare la foto sento un fruscio tra l&#8217;erba. Nella frazione di secondo in cui metto a fuoco e l&#8217;adrenalina entra in circolo, comincio lentamente ad alzarmi; non dite a mia mamma che un serpente a sonagli delle praterie strisciava verso di me, si preoccuperebbe troppo. Mi allontano cautamente&#8230;<br />
Il pomeriggio è proseguito molto più tranquillamente ma pur sempre nel delicato scenario delle Badlands che più che descrivere vi invito a guardare nel mio sito e che mi ha obbligato ad alternare tutti e quattro gli obiettivi che i sono portato da casa&#8230;</p>
<p>È ora di cena al Rodeway Inn a Kodaka, South Dakota!</p>
<p>Buon appetito, Andrew</p>
<p>PS: mi immagino la scena dell&#8217;anziana indiana che, prima di coricarsi, guarda il marito e sorridendo dice: &#8220;bellissimo paese&#8221;&#8230;</p>
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		<title>La leggenda</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 05:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Narra la leggenda del popolo Kiowa che otto bambini, sette sorelle e il loro fratello, si rifugiarono sul grande albero per sfuggire ad un orso. Cercando di afferrare i giovani indiani, l&#8217;orso lasciò il segno degli artigli  sul tronco&#8230;
Ho viaggiato due giorni per raggiungere questo strano luogo del Wyoming nord-orientale.
Due anni fa ritenni che lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_107" class="wp-caption aligncenter" style="width: 630px"><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0181.jpg"><img class="size-full wp-image-107" title="IMG_0181" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0181.jpg" alt="IMG_0181" width="620" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">Devils Tower</p></div>
<p style="text-align: center;">Narra la leggenda del popolo Kiowa che otto bambini, sette sorelle e il loro fratello, si rifugiarono sul grande albero per sfuggire ad un orso. Cercando di afferrare i giovani indiani, l&#8217;orso lasciò il segno degli artigli  sul tronco&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">Ho viaggiato due giorni per raggiungere questo strano luogo del Wyoming nord-orientale.<br />
Due anni fa ritenni che lo spostamento dal Colorado sarebbe stato eccessivo, ed avevo ragione. Ma ora che la mia destinazione è Chicago e che non ho un piano di viaggio preciso, ho pensato che con una piccola deviazione&#8230;<br />
Partendo da Canon City ieri mattina, ho puntato a nord attraversando le foreste a ovest di Colorado Springs e Denver, per poi lambire il confine del Rocky Mountain N.P., e giungere infine a Laramie nel Wyoming del sud.<br />
La tappa odierna è stata particolarmente impegnativa. Avevo avuto la sensazione che il vento fosse particolarmente forte e che mi costringesse a tenere forte il volante continuando a correggere la direzione di marcia. Siccome mi sorpassavano praticamente tutti avevo creduto semplicemente di non essere abituato a questo tipo di condizioni climatiche. Le luci lampeggianti dell&#8217;auto dello sceriffo in mezzo alla Highway mi hanno dato invece ben presto ragione. Un autotreno si era appena rovesciato a causa di una raffica di vento ostruendo la corsia opposta e i dieci metri di terreno aperto che separa i due sensi di marcia.</p>
<p style="text-align: left;">Quello che doveva essere un lungo e noioso spostamento, si è rilevato ancora una volta un&#8217;esperienza entusiasmante.<br />
Sinceramente sono troppo stanco per descrivere tutti gli episodi vissuti oggi, ma ne farò almeno un breve elenco.</p>
<p style="text-align: left;">Ho viaggiato in mezzo a pascoli che non finivano mai,<br />
ho visto lunghissimi treni trasportare carbone e la rispettiva miniera,<br />
ho visto cervi, bufali, cavalli, antilopi, cani della prateria,<br />
ho visto il vento far volare via dalla testa il casco di un operaio sul cantiere stradale ,<br />
ho ascoltato bellissime canzoni country alla radio,<br />
ed infine sono arrivato alla Devils Tower che, devo ammettere, ha il suo fascino particolare.</p>
<p>Qui sulle sponde del Belle Fourche River sono le undici e un quarto di sera,<br />
è giunto il momento di spegnere la luce&#8230;
</p>
<p style="text-align: left;">Notte, Andrew.</p>
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		<title>Il Drago</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 03:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entro nel Black Canyon of the Gunnison National Park esibendo ancora una volta il mio Annual Pass. Non ho mai sentito nominare questo parco e siccome è appena visibile sulla cartina stradale, l&#8217;idea è quella di dare una breve occhiata e via. Credevo. Non appena mi affaccio sulla profonda gola di roccia nera capisco che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_105" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_9874.jpg"><img class="size-medium wp-image-105" title="IMG_9874" src="http://www.andrewphotos.ch/wp/wp-content/uploads/2010/06/IMG_9874-300x200.jpg" alt="IMG_9874" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Dragon</p></div>
<p>Entro nel Black Canyon of the Gunnison National Park esibendo ancora una volta il mio Annual Pass. Non ho mai sentito nominare questo parco e siccome è appena visibile sulla cartina stradale, l&#8217;idea è quella di dare una breve occhiata e via. Credevo. Non appena mi affaccio sulla profonda gola di roccia nera capisco che sono di fronte ad un altro degli spettacoli creato da madre natura. La giornata sarà molto più lunga ed entusiasmante del previsto, proprio come lo era stata la precedente. Anche ieri infatti ero partito da Durango credendo che la visita al Mesa Verde N.P. e la successiva trasferta verso Montrose non mi avrebbero donato grandi emozioni. A parte le odiose visite guidate ai villaggi indiani nascosti sulle pareti dei canyon che avevo elegantemente ignorato, la giornata era stata piena di scoperte interessanti. Avevo fotografato i villaggi da lontano con il teleobietivo da 400 mm, incontrato un coyote che passeggiava lungo la strada incurante dei turisti, appreso dell&#8217;ossessione americana d&#8217;inizio &#8216;900 per le auto che portò alla costruzione di strade nelle zone più sperdute del paese. Nel pomeriggio poi, a seguito di una delle ormai consuete deviazioni, avevo imboccato una lunga vallata il cui fiume, che rende i pascoli verdi e fertili, porta il nome di mia sorella: Dolores. E mentre salivo fino al Lizard Head Pass a oltre 3000 metri, la temperatura scendeva fino a 6 gradi centigradi e la prima pioggia rendeva difficili le mie breve soste . Scendendo sul lato nord della montagna il clima era di nuovo cambiato, era tornato il sole e il traffico&#8230; Improvvisamente, incrociando un camion, un tonfo mi aveva fatto sobbalzare. Guardando nello specchietto retrovisore avevo potuto vedere la nuvola di polvere sollevata dall&#8217;esplosione di uno pneumatico del mezzo pesante e poi, dalla stessa una grossa striscia di gomma e fili d&#8217;acciaio volare in mezzo alla carreggiata. Le auto che seguivano avevano fatto appena in tempo a frenare evitando il peggio. La notte a Montrose non era stata delle migliori. Il motel, gestito da una coppia la cui moglie aveva vissuto a San Gallo lavorando alla Migros, non è uno di quelli che consiglierei&#8230;<br />
Ma ora sono qui, e di fronte a me quel drago disegnato sulla roccia mi ricorda che molta gente è convinta negli Stati Uniti vi siano energie e presenze sovrannaturali&#8230; Da buon forestale, abituato quindi ad osservare ed interpretare la natura, mi limito a pensare che questo continente abbia una conformazione tale da rendere tutto più speciale. L&#8217;altitudine media molto elevata, il clima che cambia improvvisamente, le catene montuose poste da nord a sud (invece che da est a ovest come siamo abituati lungo le Alpi), e l&#8217;incredibile numero di terre vulcaniche sparse su tutto il territorio, rende l&#8217;atmosfera magica, piena di energia. Ma non si tratta di maghi o draghi&#8230; Si tratta di natura.<br />
Esco dal parco che è già pomeriggio, costeggio il Blue Mesa Reservoir (ampio lago artificiale), risalgo ancora nella Gunnison National Forest fino ai 3500 metri del Monarch Pass, e ridiscendo fino a Canon City. Ho attraversato paesi fondati da emigranti svizzeri dove, all&#8217;entrata del ranch, invece del nome sta appesa una mela con infilzata la freccia&#8230;<br />
Come da noi una volta anche in queste valli arrivava la ferrovia, e questo potrebbe spiegare perché molte foreste non siano dove dovrebbero essere. L&#8217;utilizzo del legname per la costruzione dei villaggi e della ferrovia, la fame di pascoli per il bestiame, e il fabbisogno enorme di legname da parte delle città, deve aver spogliato le montagne del loro mantello verde. A queste altitudini ci vorranno secoli prima che il bosco riprenda il suo posto.<br />
Comunque, draghi permettendo, trascorrerò la notte al Comfort Inn cercando di ricaricare le batterie per domani.</p>
<p>Buonanotte, Andrew.</p>
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